DE BREVITATE VITAE
(,,,)perchè ci lagnamo della natura?si è comportata generosamente:la vita,se sai usarne,è lunga.uno è in preda di un'avidità insaziabile,uno alle vane occupazioni di una faticosa attività;uno è fradicio di vino,uno è abbruttito dall'ozio;uno è stressato dall'ambizione,che dipende sempre dai giudizi altrui,uno dalla frenesia del commercio è condotto col miraggio di guadagni di terra in terra,di mare in mare;alcuni,smaniosi di guerra,sono continuamente occupati a creare pericoli agli altri o preoccupati dei propri;c'è chi si logora in una volontaria schiavitù,all'ingrato servizio dei potenti;molti non pensano che ad emulare l'altrui bellezza o a curare la propria;i più,privi di bussola,cambiano sempre idea,in balia di una leggerezza volubile e instabile e scontenta di sè;a certuni non piace nessuna meta,a cui dirigere la rotta,ma sono sorpresi dalla morte fra il torpore e gli sbadigli,sicchè non dubito che sia vero ciò che in forma di oracolo si dice nel più grande dei poeti:"piccola è la parte della vita che viviamo".si:tutto lo spazio rimanente non è vita,ma tempo.
incalzano e assediano i vizi da ogni parte e non li lasciano risollevarsi o alzare gli occhi a discernere il vero,ma col loro peso li tengono sommersi e inchiodati al piacere.non hanno mai la possibilità di rifugiarsi in se stessi;se gli tocca per caso un momento di riposo,come in alto mare,dove anche dopo la caduta del vento continua l'agitazione,ondeggiano e non trovano mai pace dalle loro passioni.credi che io parli di costoro,i cui mali sono alla luce del sole?gauarda quelli,la cui fortuna fa accore la gente:sono soffocati dai loro beni.per quanti le richhezze sono un peso.a quanti fa sputare sangue l'eloquenza e la quotidiana ostentazione del proprio ingegno!quanti sono terrei per continui piaceri!a quanti non lascia respiro la calca dei clienti!insomma,passa in rivista tutti costoro dai più piccoli ai più grandi:questo chiede assistenza,questo la dà,quello è imputato,quello è difensore,quello giudice,nessuno rivendica per sè la sua libertà,ci si logora uno per l'altro.informati di costoro,i cui nomi s'imparano a mente,e vedrai che si riconoscono a tali segni:questo corre dietro a quello,quello a quell'altro,nessuno appartiene a se stesso.
e poi che c'è di più insensato dello sdegno di certuni?si lagnano della boria dei potenti,che non hanno tempo di riceverli.ha il coraggio di lagnarsi dell'altrui superbia uno che non ha mai tempo per sè?
lui almeno,chiunque tu sia,ti ha rivolto lo sguardo,sia pure con aria arrogante,lui ha abbassato l'orecchio
alle tue parole,lui ti ha ammesso al suo fianco:tu non ti sei degnato di guardare dentro di te,di ascoltare te.non hai dunque ragione di rinfacciare ad alcuno codesti servigi,giacchè li hai resi non per il desiderio
di stare con altri,ma per l'impossibilità di stare con te stesso.
"Seneca-La brevità della vita"








